N.E.R.D. – Fly Or Die
Di Alberto Lo Pinto del 19 mag 2009 h. 18:29 | Nella categoria Musica | Con 0 commenti

"Her ass is a spaceship I want to ride (her ass) (She's sexy)" è la prevedibile e proverbiale sentenza con cui entriamo nel mondo dei N.E.R.D ( acronimo per No-one Ever Really Dies), anzi nel loro ultimo album, Fly Or Die. Il divo Pharrell Williams e il suo fidato compagno liceale e musicale Chad Hugo, meglio conosciuti come il duo di produttori Hip-hop e R&B The Neptunes, tornano sulla scena del crimine, per la seconda volta dopo il successo di In Search Of…, nella formazione rock dei N.E.R.D. I Neptures conoscono già l'aria che tira sulle alte vette delle classifiche mondiali con produzioni per, tra gli altri, Jay-Z, Kelis, Nelly e gli ex-fidanzatini Britney e Justin T. Il loro progetto rock, i N.E.R.D., fortemente voluto da entrambi, sembra confermare, con qualche riserva, soprattutto la loro versatilità musicale. Dopo un passato travagliato- con l'uscita e poco dopo la ritirata dal commercio di In Search Of…-, che comunque li metteva su un gradino molto alto, ecco arrivare, due anni dopo, quello che a molti sembra essere la decisiva prova del nove.

Si parte alla grande con il pezzo hit dell'album: Drill Sergeant. Concisa ed avvincente ballata mid-tempo, fin dall'inizio ricorda gli indimenticabili falsetti stile Beach Boys. Regge molto bene nella prima parte con un chorus perfetto in cui sentiamo un ingannevolmente dolce e divertente attacco a Bush ("You must think you're Orson Welles / And this is 1954"). Poi altri due pezzi, identici tra loro per contenuto, meno per quanto riguarda lo stile e la melodia scelta, She Wants To Move (il primo singolo per pubblicizzare l'album uscito il 24 marzo) e Backseat. Entrambe maliziose e salaci, appaiono all'orecchio vere e proprie odi in onore delle groupie (in cui per l'ennesima volta si osanna un fondoschiena -da brividi- e due tette cui solo una Rock-star come Pharell sembra avere accesso). Si cambia registro con Breakout, che richiama, in modo quasi eccessivo, il funky rock dei Chili's di Blood Sugar Sex Magic, con una chitarra che prova ad avvicinarsi a quella di Frusciante ( ricordiamo che Hugo ha imparato a suonare lo strumento da poco più di un anno…). Poi un'altra citazione, meno spudorata, ma chiaramente rintracciabile: Maybe, in cui il ritmo e le voci sembrano usciti dal primo album di Lenny Kravitz. Ma il disco si risolleva con il secondo hit, Don't Worry About It. Geniale l'inizio con i ragazzi che scandiscono ad alta voce "she's bad-bad-badass", poi la combinazione delle opprimenti chitarre di Hugo e il falsetto, marchio di fabbrica di Williams, portano alla mente i tempi in cui Prince era ancora Il Principe più in voga e apprezzato.

Caparezza docet, "Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista". Fly or Die non è un disco da buttare nel cestino, ma nemmeno un trionfo – quello che tutti si aspettavano. Il livello della musica o resta quello del debutto o –come in qualche track- scende drasticamente. Il voler fare rock alla maniera hip-hop non è riuscito in modo uniforme come avvenne in In Search Of… Qualcosa comincia a scricchiolare in questa parte dell'impero (i N.E.R.D.). Non dimentichiamoci, però, che i Neptunes (l'altra parte dell'impero) hanno in serbo tante novità e collaborazioni, il tutto in grande stile. Del resto, ormai ci siamo abituati.