I'm still Jenny…
Jennifer Lopez:
"This is me… then"
(Epic/Sony).
Nelle sale cinematografiche con "Via dall'incubo" e con gli imminenti "Maid in Manhattan" e "Gigli" (nonché già sul set di "Jersey Girl", il nuovo film di Kevin Smith), nelle profumerie con Glow, nelle pagine dei gossip di ogni rotocalco del pianeta in compagnia del suo futuro marito Ben Affleck… la Jennifer Lopez s.p.a. sforna il suo terzo album (quarto, se si conta quello dei remix) e conquista immediatamente i vertici di tutte le charts del mondo, affermandosi prepotentemente nei palinsesti radio e TV con il primo inarrestabile singolo "Jenny from the block". Detta così ci sarebbe da odiarla, e invece - non é la prima volta che lo ammettiamo - noialtri adoriamo senza riserve questa ragazzaccia portoricana, proprio perché così sfacciatamente esposta e boriosa, e perché meglio di chiunque altra utilizza l'hip hop come veicolo mediatico, senza sradicarlo dalla propria natura. Cosa non da poco.
Se a questo aggiungete lo stile a pacchi che la tipa ha di suo, ecco che non ci sono resti per nessuno. Già, perché nel suo essere smaccatamente "coatta", la bella Jennifer ha poi un modo tutto suo di muoversi, di ballare, di guardarti, di vestire e di proporsi che sono skills allo stato puro. E se la classe non é acqua, figuriamoci l'attitudine…
Dopo "On the 6" del '99, dopo "J.Lo" del 2001 (che ha venduto più di 7 milioni di copie), dopo "J to tha Lo - The remixes" del 2002 (primo album di remix della storia ad essere entrato direttamente al numero uno nella classifica americana), questo tardo autunno del 2003 segna il suo grande ritorno con 11 brani inediti e un paio di bonus tracks.
E partiamo proprio dal quotatissimo singolo "Jenny from the block", che nel suo ostentare a forza l'appartenenza alla strada, nel suo ripeterci continuamente che lei é la stessa ragazza di sempre, quella del quartiere, che non é cambiata nonostante i soldi e la fama, mostra invece una sorta di inguaribile "senso di colpa" che la Lopez molto probabilmente sente nei confronti di chi con lei prendeva quella famosa metro numero 6. Un testo retorico che sembra non accattare la realtà, ovvero semplicemente il fatto che ottenere successo a livello mondiale inevitabilmente ti distacca dalla vita di chi rimane nel Bronx (non c'é altra storia, inutile urlare al mondo il contrario). Allo stesso tempo é però uno dei brani migliori dell'album, uno di quei pezzi ad hoc che al primo ascolto ti entrano nella testa, grazie alle rime di Styles e Jadakiss (The Lox) che restituisco credibilità al tema, ma soprattutto grazie al potentissimo campione usato nella base - già ripreso da Krs One e Herbie Mann - che ci riporta in un attimo alla splendida "Watch out now" dei Beatnuts e quindi in ogni club degno di tale nome dove si programmi black music, dove nemmeno tre anni fa quel pezzo ha fatto sudare di brutto sulle piste da ballo estive di mezzo mondo (tra l'altro nella stessa stagione in cui la Lopez esordiva come cantante con "If you had my love").


















