Angie Stone "Mahogany Soul"
Dalla musica soul a quella nu-soul, ovvero dalla “vecchia” alla “nuova” scuola il passo è tutt'altro che breve. Angie Stone non è ne Aretha Franklin e nemmeno Diana Ross, a cui sembra voler rendere omaggio con questo suo ultimo album (il secondo dopo "Black Diamond") dal titolo "Mahogany Soul", che richiama vagamente al tanto caro "Theme from Mahogany (Do you know where you're going to)" della Ross. Insomma è appurato, Angie non è nessuna delle grandi del passato, però lo è senza alcun dubbio dei giorni nostri. Ne ha il carisma, ne ha la voce e persino l'inconfondibile e inevitabile silhouette.
Nu-soul o alternative R&B, qualsiasi sia la strada intrapresa, le donne del nuovo soul hanno lo spirito giusto e la tenacia espressiva capace di aggiungere qualcosa di nuovo al vecchio termine soul, ridisegnandone a volte radicalmente i contorni. L'impossibilità di raggiungere coloro che hanno scritto la storia della musica spirituale americana non le spaventa affatto… anzi, la parola d'ordine sembra voler essere: "Andare avanti, ma guardando sempre indietro", perché è nel passato che ci sono le risposte al futuro, una lezione antica. Eccole quindi "rubare" riff e arrangiamenti direttamente dagli anni '60 e '70 e melodie da artisti come Gladys Knight, Smokey Robinson e Marvin Gaye. Non è un segreto, Angie Stone rivive e fa rivivere con fierezza l'era e l'iconografia blaxploitation - fist in the air - aggiornandola, neanche troppo (o almeno quanto basta), al nuovo bacino d'utenza all black. Soul sister, ma soprattutto abile cantautrice (con oltre venti anni di carriera musicale alle spalle), anche questa volta Angie Stone da’ vita con le note di "Mahogany Soul" ad un affresco variopinto, un mosaico soul. Porta a termine il lavoro cominciato con "Black Diamond" (1999), ma soprattutto tiene fede alle sue promesse di dare un seguito degno a quest'ultimo. E ciò che Angie promette, Angie mantiene; la dea dalla pelle d'ebano venuta dal profondo sud degli Stati Uniti torna con una forza musicale e lirica maggiore, cresciuta esponenzialmente. Brilla su "Brotha", torna forte, dopo essere stata vittima degli eventi in "Black Diamond"; lo canta a testa alta in "Pissed Off", "Mad Issues" e "Time Of the Month". E quando sente il bisogno di maggiore sicurezza chiama attorno a se Musiq Soulchild nel duetto "The Ingredients of Love" e Alicia Keys insieme ad Eve sul remix di "Brotha". Tenace, forte e dura quando c'è ne bisogno, ma anche infinitamente dolce come la sua voce. La regina del nu-soul assomiglia in questo al suo re; D'Angelo, suo mentore, nonché ex compagno e padre della sua bambina. D'Angelo l'ha influenzata su "Black Diamond" e continua il suo contributo invisibile anche su "Mahogany Soul", con le bellissime "Easier said than done" e "More than a woman", tutte Rhodes e batteria. 17 tracce, un portare avanti un discorso che sa di antico, ripescando da icone come gli O' Jays, campionati senza alcuna invadenza in "Wish I didn't miss You", Curtis Mayfield citato in "Makings of You", oppure l'immancabile Al Green ("20 Dollars"); delle garanzie in più alla voce e alla verve unica della stessa Stone.
Angie è sì new, ma anche tanto old (school), il che non guasta. Una garanzia soul, Angie fa da tramite tra due epoche, ponte tra due sponde; la sola in grado di far passare la musica da un luogo ad un altro, mutandone il target ma non lo spirito originale.


















