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COMMON “BE”
di Max Mbassado’

courtesy of © Universal
courtesy of © Universal


Common: “Be” (Good Music/Universal).

Lo avevamo quasi perso anni fa con qualche dubbio da quell’enigmatico “Electric Circus” per ritrovarlo con questo sesto album composto da sole 11 tracce, che tuttavia segnano la definitiva consacrazione del maturo mc di Chicago. E’ proprio la città natale Chi-Town the City of Wind, il cui fermento ritorna ai fasti del suo periodo d'oro, il punto di incontro con il concittadino Kanye West (autore di 9/11 dei brani), che fa scaturire una scintilla tra i due quasi per una naturale confluenza del destino. A giovarne è soprattutto Common, qui rigenerato e più che mai a suo agio con il sound più organico e classico.
Dopo la introduttiva “Be”, title track caratterizzata dal contrabasso jazz targato J Dilla, abbiamo la conferma della consolidata collaborazione dei due di Chicago da quello che è anche il primo singolo dell’album “The Corner”, narrazione di strada su un mid-tempo infettivo scandito da batterie organiche su cui Common decolla in maniera impeccabile. Ad affiancarlo lo stesso Kanye nel vocal hook e soprattutto il prestigioso cameo dei Last Poets che innalzano il brano con la loro street poetry, per la traccia decisamente più conscious dell’album.
L’incalzante “Go” conferma il talento compositivo di Kanye West, che amplia i suoi orizzonti verso un black sound dalle tinte soul.
La raffinata “Faithful” è il brano più spirituale, che giova del featuring di Bilal e del pianoforte di John Legend per una narrazione religiosa dell’ispirato mc di Chi Town, che narra la sua introspezione invocando una divinità femminile.
La dolce e quieta “Love is” è firmata J Dilla, da sempre predisposto ai mood new soul; su questo tappeto, la voce felpata di Common narra la speranza nella forza dell’amore per un mondo migliore.
“Chi City” è una sontuosa gemma introdotta dall’abile turntablism del canadese A-Track, sulla quale Common omaggia la sua città.
Altra perla è “Real People”, in cui l’mc della città del vento sprigiona tutta la sua classe di narrativa conscious ben orchestrata da Kanye la cui padronanza gli permette di far coesistere un beat scarno ad un tapetto di rhodes e fiati con una naturalezza disarmante.
La melodica “They Say” vede il prezioso contributo dell’altro concittadino John Legend e Kanye alla voce.
La chiusura è affidata alla quasi nostalgica “It’s your worldpop” firmata da un sempre puntuale J Dilla, con l’inmancabile featuring del padre di Common che sfoccia la sua inconfondibile spoken word.
Album migliore non si poteva scegliere per inaugurare la neonata etichetta Good Music di cui - guarda caso - Kanye West è fondatore! E, diremo noi, non poteva che candidarsi alla Palma del miglior album del 2005.
Forse il disco che meglio incarna la continuità tra la tradizione di musica afro diasporica e ciò che oggi può effettivamente essere l’hip hop nella sua massima espressione, se non intaccato da altri interessi.

 




 

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