LOU X, UN'INTRODUZIONE DOVUTA di Max Mbassadò
 foto di Alex 'Fakso' Tessarolo
Rivedere Lou X è sempre un brivido, in grado di scrollarti di dosso - anche se per un attimo - quel vuoto del già sentito e quella piattezza delle parole pronunciate per piacere a tutti i costi, una sindrome che purtroppo sempre più intacca la figura dell'mc, facendone sempre più una specie in estinzione. Mi viene in mente quando lo vidi la prima volta nel ’90 insieme allo stesso Cuba, sul palco del Rivolta (CSO Marghera)... un impatto tale che ancora oggi costituisce un imprinting della mia memoria storica (come penso in quella di chi crede a certi valori). Sono molto legato a quel periodo; forse è qualcosa che ha più a che fare col destino, ma lui riuscì a trasmettermi una grinta che non avevo mai visto, in 2 anni che - allora - ero in Italia. Non sarà un caso che fu proprio quella sera che io e HC Rebel facemmo insieme la nostra prima estemporanea avventura su un palco. Gli anni sono passati, l’ho visto radicalizzarsi, lottare ma sempre crescendo ed evolvendosi. Forse ancora oggi è l’autore di uno dei dischi più importanti dell’hip hop in Italia, quel capolavoro autoprodotto che si chiama “Dal Basso”. Seguirono altre pietre miliari come “A volte ritorno” e poi “La realtà la lealtà e lo scontro”... seppur diversi, pur sempre rari esempi di consapevolezza a braccetto con evoluzione, in un panorama sempre più svuotato dei contenuti, fino a mettere realmente un serio interrogativo sull’esistenza o meno della figura dell'mc in Italia (ad eccezione dei rari esempi) che ancor oggi si contano sulle dita. L’ultima volta lo rividi appunto un anno e mezzo fa, e mi parlava di quanto il mare per lui fosse l’interlocutore più loquace, quello in grado di farti capire il senso delle proporzioni, la nostra piccolezza rispetto ad esso, il senso di pace ed equilibrio che riesce a trasmetterti…


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